#socialstory

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#socialstory è una storia, non solo la mia ma probabilmente quella di tutti. Di tutti quelli che vivono in questa epoca liquida, dove abbiamo imparato a comunicare attraverso i nostri avatar e non più per strada, nei bar, in giro.
E quindi la cosa più facile diventa la quotidianità, ma non piace a tutti.
Questi rapporti virtuali generano spesso tristezza per la vacuità che hanno, a volte per la valenza pari allo 0 che portano nelle nostre vite.
Mi sono interrogato su quello che l’uomo ha sempre fatto, mi sono chiesto perché abbiamo inventato questi strumenti, mi sono chiesto perché non ci ricordiamo degli aspetti positivi che invece ci sono, sempre.
Ho deciso di fare qualcosa a partire dalla mia lista di amici, e da dove vivo, in Salento. Ho deciso di incontrare le persone, di dare un volto agli avatar, di partire da una mia esigenza di comunicare in maniera differente, a mia volta sperando di comunicare a tutti, tramite queste foto, che un volto è innanzitutto un volto, poi magari può essere un avatar.
Quando chiedo il permesso a qualcuno di fare un ritratto, cerco di non dare molte indicazioni su come o cosa fare, dico solo l’essenziale per scattare.
Cerco la spontaneità. Con tutti i soggetti ho esordito dicendo “ciao, voglio farti una foto”, tentando di trasmettere la mia trepidazione e l’ansia di fermare l’attimo di uno sguardo iniziale, un qualcosa di già scoccato, che si può cogliere solo quando le persone si guardano negli occhi.

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